Candigliano - 6 Aprile 2019

E venne il giorno, quel giorno....e fu così che dopo 5 anni dall'ultimo giro in Candigliano (Marche) con l'acqua, finalmente, riesco a tornarci con un livello decisamente buono.
Le premesse ci sono tutte, il Giovedì una forte perturbazione attraversa tutta la penisola, scaricando e promettendo piogge e fiumi in piena giusto giusto per il weekend, così accade che il Venerdì ci sia un pò di tutto, dagli appenini alla Liguria, finanche ai fiumi della bassa toscana (Orcia, Pavone...Fiora...), ma nel pomeriggio stesso i livelli scendano paurosamente.
In poche ore si passa dall'eccitazione data dalle eventualità del weekend a poco più che nulla rimasto....la tristezza ci assale. Siamo in verità in pochi a mostrare reale interesse per la discesa, mentre un pò più giù si tiene il raduno organizzato dai bravissimi Romani, per i fiumi Volturno e Melfa (eh già, anche da lì manco da anni, ricordo anni addietro, forse 7...) ma nessuno sembra interessato e disponibile al lungo viaggio, così ci si avvia verso l'ennesimo weekend secco....quando mi balena in mente l'idea di vedere se l'idrometro visibile sul nuovo sito RIVERZONE.EU relativo al Candigliano fosse vivo....e si! L'acqua c'è eccome, il livello dato di 0,90 è moooolto buono, così inizio a divulgare la voce nei gruppi, pochi interessati, non si muove niente nemmeno su facebook, poi ricevo due risposte sufficienti, Max Stick (guida fluviale del canoa club A.S.S.I.) e Valeria Moroni, marchigiana DOC, siamo d'accordo!


Le previsioni del tempo sono P-E-R-F-E-T-T-E ovvero previsti 17-20° e sole, acqua assicurata, come dire di no! Chiamo Zeno di Firenze rafting, si mostra eccitato almeno quanto me, mi promette di richiamarmi o mandarmi un SMS prima di notte ma poi niente...

E sia, si parte da soli, verso Acqualagna, provincia di Pesaro Urbino, tanta strada statale dopo l'uscita di Arezzo....2 ore di viaggio su un asfalto disastrato per tutto il tratto della apecchiese, ma quando arrivo in loco, alle 11 circa, il sole è alto, l'acqua alla marmitta (o pentola del diavolo) è veramente bella e tanta (le foto lo testimoniano) e l'emozione sale.
Al bar dello sbarco ci troviamo con un quartetto del Lazio, imprecisata provenienza, che salutiamo con l'augurio di rivedersi in fiume, ma non accadrà.
Siamo solo in 3, io, Valeria e Max, ci imbarchiamo a valle del primo tratto di circa 1km piatto per partire poco prima della marmitta, Max apre e Valeria vuole essere seconda per stare tranquilla, così sono io a chiudere, la discesa va via liscia come l'olio, trasbordiamo obbligatoriamente il passaggio impraticabile (in realtà con livelli alti alcuni canoisti locali e temerari lo percorrono...), poi dentro la bellissima goletta aperta, vai con il passaggio del "cavatappi", fino all'imbuto "mangia bambini", trasbordando anche questo perchè la sicura in 3 non è abbastanza "sicura" e ci avviamo verso le gole, quel tratto che nei miei ricordi era un film horror del miglior Dario Argento, ma non è più così.
Affrontiamo la rapida dello "star tac" (per chi non sa cosa sia, o meglio cosa era, si tratta di uno dei primi telefonini Motorla di dimensioni realmente maneggevoli, roba di 15 anni fa quasi...) in scioltezza, mentre la successiva, un controroccia spigoloso e stretto, segna un bagno per Valeria che sbaglia l'ingresso e si esibisce in un 360° non proprio ideale in quella strettoia. Io me la sono cavata bene perchè ho deciso di visionare il passaggio prima di affrontarlo.
Dopo la strettoia uno scivolo con buco finale ci prepara alla rapida della "S" che ricordavo mooooolto più difficile, così arriviamo senza difficoltà all'ultima vera rapida del Candigliano, dove la roccia cambia colore e diventa rossa, quasi fossimo dentro al Grand Canyon, che si presenta come una strettoia in cui converge tutto il fiume, con un piccolo dislivello che forma un buco da affrontare con decisione e con sicura approntata.
Max dice di trasbordare, Valeria non si fa pregare va a piedi verso la successiva, io invece decido per affrontare il passaggio, lo osservo, lo valuto e mi invento la traiettoria da seguire, Max appronta la "profetica" sicura, io mi lancio e.....pluf...proprio nel buco entro di traverso e mi rovescio, mentre cerco un improbabile eskimo si sgancia lo schienale dalla parte sinistra (mannaggia a me che non ho stretto bene lo strozzascotta....) così decido terapeuticamente di stappare....bagno e recupero senza problemi grazie alla corda prontamente lanciata.
Evviva, il Candigliano esige sempre il suo tributo, ma con una giornata così anche un bagno non è certo un problema, quando poi capita in assoluta sicurezza ancora meglio, quasi volentieri....
Dopo questo passaggio ci siamo adoperati per spostare un tronco che ostruiva l'ultimo saltino, in modo da passarci sotto, per arrivare alla fine del fiume e goderci un bel panino ed una birra alle 13:30, praticamente all'ora di pranzo, al bar allo sbarco.
In tutto questo non cè stata traccia del gruppo di 4 canoe che avevamo incrociato al bar al mattino, ci auguriamo che sia andato tutto bene....

Ciao e alla prossima, e scusate se sono stato troppo prolisso, ma del Candigliano volevo raccontare tutto, adesso, se non siete già scappati, gustatevi le foto!!!!